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Bogdan Pleșuvescu, BT: Il mondo delle imprese ha bisogno di specialisti nel turnaround

#BTVOCE
26 giugno 2025
TEMPO DI LETTURA: 6 MINUTI
Bogdan Pleșuvescu, BT: Il mondo delle imprese ha bisogno di specialisti nel turnaround

Bogdan Pleșuvescu, Direttore Generale Aggiunto di BT, ha partecipato al dibattito Ristrutturazione, misura di prevenzione dell’insolvenza, organizzato dalla testata Financial Intelligence (Bucarest, giugno 2025), occasione in cui ha rilasciato le seguenti dichiarazioni, partendo dalle idee secondo cui la ristrutturazione di un’azienda non si può fare con la stessa squadra che l’ha portata in una situazione di crisi e che il mondo degli affari ha bisogno di specialisti in turnaround per risolvere i problemi di un’azienda prima che arrivi all’insolvenza: 

  • In ambito bancario, osserviamo che in moltissime delle situazioni di insolvenza, o nei casi in cui i clienti ricorrono all’insolvenza, questi considerano la procedura esclusivamente come uno strumento per proteggersi dai creditori, sia da un’esecuzione forzata sia da creditori che rivendicano i propri diritti. Non è corretto promuoverle come procedure di protezione; sulla base delle misure applicate nell’ambito di tali procedure, il debitore, sia esso persona giuridica o persona fisica, deve poter essere reinserito nel circuito economico della Romania.

  • È importante per l’imprenditore capire che le misure proponibili attraverso il piano di ristrutturazione, il piano di riorganizzazione o l’accordo di ristrutturazione siano realistiche, abbiano un fondamento e siano negoziate in buona fede con tutti i creditori. L’attuazione di questo piano deve essere tale da non ingannare nessuno e da consentire il reinserimento dell’azienda nel circuito economico.

  • Dal punto di vista di un’azienda, sappiamo che esiste una curva dell’insolvenza. Quanto più la curva si manifesta tardi, tanto più il rischio di insolvenza è marcato. Per esempio, in un’azienda che non ha alcun problema e con una redditività molto buona, può insorgere a un certo punto una crisi di strategia. Questa crisi di strategia è in genere percepita prima di tutto dal management dell’azienda, che cerca di affrontarla con le proprie forze e ricorre molto poco a un supporto esterno. In questo momento il rischio di insolvenza è molto basso. Poi però subentra una crisi di redditività, che si vede il più delle volte in bilancio, quando la redditività dell’azienda comincia a diminuire. Questo è notato anche dagli azionisti. Il più delle volte si chiede l’aiuto di una società esterna, e ritengo che sia questo il momento in cui occorre agire con la massima rapidità nel coinvolgere consulenti, così da evitare di arrivare a una crisi di cash flow.

  • Nel momento in cui la redditività dell’azienda, o dei suoi prodotti, comincia a scricchiolare, è il momento che intervenga qualcuno dall’esterno. È un errore pensare che una ristrutturazione si possa fare con la stessa squadra che ha portato a problemi nell’operatività. Ritengo che serva uno specialista in turnaround, diverso dal professionista dell’insolvenza. Il professionista del turnaround ha una mentalità completamente diversa: non quella di condurre l’azienda verso una procedura regolamentata, ma di applicare il prima possibile, all’interno dell’azienda, misure di ristrutturazione strutturale e operativa, nonché interventi di riequilibrio delle situazioni finanziarie, in modo che nel breve termine l’azienda benefici di un piccolo boost che le dia il tempo necessario per apportare i cambiamenti, riadattarsi al contesto e continuare a performare.
     
  • Se ciò non accade, subentra la crisi di cash flow, che viene rilevata innanzitutto dai creditori e non solo da quelli bancari, ma soprattutto dai fornitori, perché la società ritarda o ha già difficoltà a saldare le fatture o a onorare il servizio del debito verso le banche. Il rischio di insolvenza è già molto elevato e, a questo punto, l’azienda deve effettivamente rivolgersi con urgenza a un professionista dell’insolvenza, che può consigliare quale procedura sia applicabile in funzione della situazione in cui si trova l’azienda e dell’analisi: accordo di ristrutturazione o concordato preventivo, procedura di insolvenza, piano di riorganizzazione o, perché no, direttamente il fallimento.

  • È importante capire che, nella vita di un’azienda, l’imprenditore deve essere consapevole della necessità di ricorrere a una consulenza esterna. E deve farlo prima che il coltello arrivi all’osso, quando si vorrebbe chiedere la protezione della procedura di insolvenza. Bisogna agire con largo anticipo e qui è il nostro ruolo, come banche o come professionisti, di indirizzare quanto prima gli imprenditori che compaiono nelle liste di early warning signals.

  • Nel momento in cui compaiono questi segnali precoci, gli imprenditori devono rivolgersi a un aiuto specialistico. Ribadisco: serve un’altra squadra alla guida dell’azienda. La prima misura che qualsiasi imprenditore dovrebbe adottare è portare in squadra una persona nuova, specializzata in turnaround, il cui unico scopo è assicurare questo turnaround, per poi passare il mandato a qualcuno che guidi la crescita del business.

  • Con riguardo ai profili macro, se guardiamo ai numeri sui quattro mesi per quanto riguarda la Romania, abbiamo osservato, in particolare nelle aziende presenti nei nostri portafogli, che da novembre molti progetti di investimento sono stati messi in stand-by, a causa di questo periodo denso di incertezze. I risultati di tali ritardi si vedranno nel tempo. Un investimento si sviluppa in almeno un anno e i suoi effetti si vedono dopo un anno, un anno e mezzo. In pratica, in modo esponenziale, vedremo gli effetti di questo periodo di stand-by probabilmente l’anno prossimo.

  • Abbiamo opportunità di mercato particolarmente rilevanti, anche alla luce delle minacce che arrivano da Est. Sarebbe un peccato perdere questo momento, che abbiamo sfruttato molto bene negli ultimi anni. Abbiamo i fondi PNRR che non stiamo riuscendo ad attrarre, ma dobbiamo fare in modo di essere in grado di presentare anche la successiva domanda di erogazione e di rendicontazione dei fondi. Dobbiamo attrarre quei fondi perché ci servono come l’aria per la fase di crescita degli investimenti.

  • Andrebbe sviluppato il settore dei servizi, in particolare per quanto riguarda il turismo. Chiunque percorra la strada verso la Grecia vede code immense alla frontiera di auto romene che partono e consumano in altri Paesi, il che non è positivo per la Romania. Credo che occorra sviluppare i servizi nel turismo, non solo al mare ma anche in montagna.

  • La Romania dispone di possibilità e di un ampio ventaglio di opportunità, ma ci manca la componente della presentazione, il modo in cui promuoviamo i nostri servizi. Inoltre, ci confrontiamo con un’iperregolamentazione, un’eccessiva ingerenza dello Stato nelle modalità di svolgimento dell’attività d’impresa. Né nel Regno Unito né in Grecia ci sono così tante restrizioni sotto questo profilo, o almeno i turisti non le percepiscono. Credo che sarà necessario trovare un equilibrio tra il mondo imprenditoriale e le autorità pubbliche, in modo da contribuire alla crescita dell’attività nelle aree turistiche della Romania.
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