Per la prima cover story di ICON, la rivista porta in primo piano Ömer Tetik, CEO di Banca Transilvania, in una conversazione sull’uomo dietro la carica. È il ritratto di un CEO che, secondo la rivista, ha umanizzato il mondo bancario in Romania per il suo modo di essere e di agire: naturale, aperto e sempre vicino alle persone.
Essere CEO è una trasformazione continua. La pressione maggiore è la responsabilità delle decisioni in un contesto economico che cambia rapidamente. È altrettanto difficile la tentazione di essere in più luoghi allo stesso tempo. Mi aiutano il mio modo di essere, il contatto costante con la realtà e, infine, il tempo trascorso con i figli, che mette tutto in prospettiva.
Ömer Tetik
Il CEO come persona
Focus: chiarezza, pressione, equilibrio, crescita personale
Sui limiti che il ruolo lo ha aiutato a vedere:
Il ruolo di CEO ti mette di fronte ai tuoi limiti. Ho imparato che, per quanto pianifichi, non posso controllare tutto. In un’organizzazione grande devi accettare di non avere tutte le risposte e lasciare spazio al team. Ci sono anche limiti di tempo e di energia; perciò è importante gestire al meglio entrambe. Ma ci sono anche limiti che ti rendono migliore: può sembrare paradossale, ma è vero. Perché, una volta che li riconosci, diventi più efficiente e vedi con precisione ciò che conta. Smetti di correre in tutte le direzioni, non provi più a risolvere tutto da solo e distingui meglio ciò che è urgente da ciò che è importante.
Sulle abitudini personali che lo aiutano a essere all’altezza delle richieste:
Lo sport mi dà l’energia necessaria al ritmo che tengo. La lettura mi apre prospettive nuove e il confronto con le persone è un test di realtà. La chiarezza nasce dalla combinazione di energia, informazione e dialogo.
Sull’utilità dei momenti di dubbio:
Prendo decisioni che hanno impatto su molte persone. Il dubbio è sano: ti costringe a fare domande, a verificare, a cercare dati. Ti tiene con i piedi per terra e ti spinge a pensare in modo critico. È uno spazio per il dialogo e, al tempo stesso, una forma di maturità.
Su chi o cosa lo aiuta a restare ancorato alla realtà:
Sono curioso, pragmatico e connesso alle persone e alle idee; mi piace ascoltare, capire, fare domande e tenermi aggiornato sulle novità – da un trend interessante a un libro che può cambiarti la prospettiva. Mi aiutano moltissimo anche i miei figli, attraverso i quali riscopro il mondo, ogni volta.![]()
Valori e responsabilità
Focus: etica, fiducia, impatto, ruolo sociale
Quali sono i valori sui quali non scendi a compromessi, a prescindere dal contesto?
Correttezza, rispetto e responsabilità nella gestione del rischio – sia sul piano personale sia su quello professionale. Sono principi che non si negoziano.
In che modo questi valori si riflettono nelle decisioni di ogni giorno?
Si vedono nel modo in cui prendiamo decisioni e comunichiamo, nel modo in cui gestiamo le sfide.
Qual è la responsabilità di un CEO di banca nei confronti della società?
Una banca influenza il modo in cui circola il capitale, come crescono le imprese e le comunità. La mia responsabilità è mantenere la banca solida, resiliente, prudente e in grado di sostenere l’economia anche nei periodi difficili. Si può dire che, da questa prospettiva, la stabilità finanziaria è un servizio pubblico.
Che ruolo gioca la fiducia nel rapporto tra banca e clienti?
È vitale. In pratica, le persone lasciano i loro soldi nelle nostre mani. E una banca in cui le persone hanno fiducia diventa parte della loro vita.
Come si costruisce, e come si perde, la credibilità di un’istituzione finanziaria?
Si costruisce con coerenza nelle decisioni, con trasparenza, risultati e nel modo in cui gestisci crisi e sfide. Ma, come la fiducia tra le persone, la credibilità delle istituzioni si può perdere piuttosto in fretta. Per questo è essenziale avere una base solida: così, nei momenti difficili, le persone continuano a credere in te.
Esistono decisioni giuste che, nel breve periodo, sono impopolari?
Sì: sono le decisioni in cui scegli la prudenza al posto di una crescita rapida, quando privilegi ciò che ha un impatto migliore nel lungo periodo rispetto ai risultati immediati. Il mio ruolo è prendere decisioni che proteggono la banca, gli investitori, i clienti e, naturalmente, il team.
Quale responsabilità senti verso le generazioni future?
Credo che riguardi sia la sfera professionale sia quella personale. Come CEO di una banca che fa parte della vita di milioni di persone e che ha un ruolo così importante nell’economia, penso che ogni grande decisione riguardi anche le generazioni future. È una forma di eredità. Non considero le “generazioni future” qualcosa di teorico, astratto: sono i bambini che usano BT Pay Kiddo, che hanno la prima carta BT, sono i colleghi all’inizio del percorso. I miei tre figli mi aiutano a capire meglio come pensano le nuove generazioni e che cosa desiderano. Per me sono un promemoria costante: le decisioni di oggi vanno prese pensando al domani.
Qual è l’eredità che vorresti lasciare come leader?
Sta nel modo in cui l’azienda e le persone continuano a crescere e ad avere un impatto concreto nella vita delle persone. Personalmente, mi piacerebbe che si ricordasse che ho guidato con rispetto, passione e senso di responsabilità. Che ho preso decisioni che hanno fatto crescere loro, come membri del team, e la banca.![]()
Decisioni ai vertici
Focus: decisione, pressione, solitudine, strategia
Quali sono le decisioni che non possono mai essere delegate?
Quelle che riguardano l’indirizzo e la responsabilità ultima dell’azienda. Restano sempre in capo al CEO, sia perché attengono al suo ruolo, sia perché, una volta trasferite, possono incidere sulla coerenza e sull’unità dell’organizzazione.
Come gestisci la pressione delle decisioni con impatto rilevante sull’economia?
In BT, il principale finanziatore dell’economia rumena, so che ci sono decisioni che possono influenzare il credito, gli investimenti, il sistema bancario; per questo le gestisco con grande disciplina. Analizzo l’impatto, considero scenari multipli, mi confronto con i team in banca, proprio per evitare decisioni isolate. Per quanto riguarda le decisioni dello Stato, che influenzano l’economia, la situazione è diversa perché non controlliamo la direzione, ma le conseguenze. Ci adattiamo rapidamente, analizzando l’impatto sui clienti, sui costi e sulla stabilità del sistema bancario, dialoghiamo con le autorità e manteniamo l’equilibrio.
Quanto è solitario, in realtà, il ruolo di CEO?
È e non è un ruolo solitario. La solitudine nasce dalla natura della responsabilità, non dalla mancanza di persone attorno. Discuti, analizzi, ti confronti, ma la responsabilità finale è tua, da CEO. È una forma di solitudine tipica della leadership. Inoltre, non tutti i dilemmi possono essere condivisi e la pressione resta comunque molto personale.
Come ti assumi pubblicamente una decisione che non ha avuto l’esito desiderato?
Penso sia un atto di responsabilità. Un CEO non può controllare tutte le variabili, ma può controllare come risponde. Se mi trovo in questa situazione, riconosco la realtà, spiego il contesto, correggo la rotta e, se del caso, mi assumo la responsabilità personale.
Qual è stata la decisione più difficile della tua carriera?
Le decisioni più difficili sono sempre quelle che riguardano le persone. Che si tratti di riorganizzazioni, cambi di direzione o decisioni rapide nei periodi di crisi, il mio compito è assumerle con chiarezza, empatia, integrità e coraggio.
Domande e risposte a ritmo serrato:
AL DI LÀ DEL CEO
Qual è la prima cosa che fai prima di iniziare la giornata lavorativa?
Comincio con il caffè del mattino, poi un frullato mentre leggo i giornali.
Un oggetto che non manca mai in ufficio?
Un quaderno e una penna. Non riesco a concentrarmi senza avere una penna in mano.
Com’è una giornata libera ideale?
Una colazione fatta in casa con i bambini, un giro in bici nel bosco, qualche ora di relax con un libro in mano e una lunga cena in città con gli amici.![]()
INFLUENZE PERSONALI
Una persona che ti ha influenzato?
Mia sorella, per la sua cura e il rispetto verso le persone, per la sua forza “inesauribile”.
Un consiglio ricevuto presto in carriera che si è rivelato essenziale?
Non salire facendoti strada nella merda: potresti ritrovarla quando scendi. (Roberto Marzanati)
Che cosa ti ha sorpreso di più da quando sei CEO?
Sono riuscito a restare con i piedi per terra, a mantenere le amicizie e ad avere un rapporto stretto e molto bello con i miei figli.
Quale lezione hai imparato più duramente di quanto avresti voluto?
I periodi favorevoli generano decisioni sbagliate, sopravvive solo il paranoico.![]()
LEADERSHIP, IN ALTRE PAROLE
Quale qualità apprezzi nelle persone con cui lavori?
L’impegno e l’apertura.
Cosa non tolleri in una squadra?
La mancanza di collegialità.
Cosa ti dici quando le cose non vanno secondo i piani?
Quello che dico anche ai miei figli: «Non mollare, riprova, in modo diverso e meglio!»
Qual è la domanda che fai più spesso nelle riunioni?
Cosa portiamo a casa da qui? Che cosa devo fare?
Che cosa speri resti dopo di te, al di là dei risultati?
Un’organizzazione e una cultura leggendarie, solide, capaci di affrontare qualsiasi sfida.![]()
AL DI LÀ DEL RUOLO
Che cosa ti dà soddisfazione?
Un feedback positivo o un gesto di apprezzamento.
Che cosa vuoi che la gente capisca del ruolo di CEO?
Il CEO è quello che avverte la pressione maggiore. Colleghi, clienti, autorità non si rivolgono a me quando le cose vanno bene, ma quando ci sono problemi o sfide. Spetta al CEO tenere alto il morale e mantenere intatta la strategia.
Che cosa ti motiva quando la pressione è molto alta?
Il fatto che abbiamo una squadra forte e so di non essere solo. Aggiungerei anche l’impatto del nostro lavoro in Romania.
ÖMER L'UOMO
Musica o silenzio?
Musica, hard rock.
Che cosa ti manca di prima di essere CEO?
Il tempo. Soprattutto tempo per me.
Qual è la piccola cosa che ti aiuta a restare calmo?
Sdrammatizzo e cerco di mantenermi alto il morale.
Che cosa hai scoperto su te stesso?
Quando credo di non farcela più, posso fare ancora di più.![]()