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29 agosto 2017
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Secondo i dati pubblicati di recente da Eurostat, l’Europa centrale e orientale ha accelerato nel primo semestre, registrando il ritmo di crescita economica più rapido dal 2008.
Riteniamo che tale dinamica sia stata determinata da fattori quali:
- L’accelerazione dell’economia dell’Area Euro, principale partner commerciale della regione, con implicazioni positive per la domanda estera;
- Il basso livello dei costi reali di finanziamento e la ripresa del mercato del credito;
- L’aumento del tasso di assorbimento dei fondi strutturali;
- Il contesto favorevole del mercato del lavoro (il tasso di disoccupazione è attualmente vicino ai minimi degli anni Novanta);
- L’effetto ricchezza: l’aumento dei prezzi degli attivi immobiliari e finanziari.
Spicca la dinamica del PIL della Romania (accelerazione al 5,8% su base annua nel primo semestre), trainata dalla domanda interna, sostenuta da un mix di politiche economiche accomodante.
Anche l’economia polacca è cresciuta del 4,3% su base annua nel primo semestre, il ritmo migliore degli ultimi sei anni.
Parimenti, nella Repubblica Ceca il PIL ha segnato un progresso del 3,8% su base annua nella prima metà dell’anno, la migliore dinamica dal 2015.
Non da ultimo, l’economia ungherese è cresciuta del 3,7% su base annua nel primo semestre, il miglior ritmo dal 2014.
Sottolineiamo che l’accelerazione dell’economia nella regione (e una crescita al di sopra del potenziale) ha contribuito anche alla riaccelerazione dell’inflazione, dopo i minimi storici registrati negli ultimi anni.
In questo contesto, il ciclo monetario post-crisi è arrivato anche in Europa centrale e orientale quest’estate, con la banca centrale della Repubblica Ceca che ha aumentato il tasso di interesse di 20 punti base, portandolo allo 0,25%.
Allo stesso tempo, la Banca Nazionale della Romania ha segnalato di essere pronta ad avviare a breve un ciclo di rialzi dei tassi, alla luce della crescita al di sopra del potenziale, della rapida convergenza dell’inflazione verso l’obiettivo e dell’accumularsi di rischi per la stabilità macrofinanziaria nel medio termine.